74) Bulgakov. La teoria del progresso come religione dell'Umanit.
Secondo Sergej Bulgakov l'umanit assume pienamente nella
religione del progresso il ruolo della divinit. Egli poi si
chiede cos' questo Dio-Umanit e la sua risposta  che si tratta
di un'astrazione logica.
S. N. Bulgakov, Problemi fondamentali della teoria  del progresso
[1902] (vedi manuale pagina 206).

 L'umanit  il soggetto del progresso infinito. L'umanit assume
pienamente nella religione del progresso il ruolo di divinit: e
ci non solo secondo l'idea del fondatore di questa religione,
Comte e forse Feuerbach (che per noi ha un particolare rilievo per
la sua diretta influenza su Marx e Engels), ma nei fatti stessi.
Perch viene divinizzata proprio l'umanit, perch questo soggetto
impersonale viene rivestito degli attributi della divinit,
anzitutto dell'eternit o, per lo meno, dell'immortalit, della
perfezione, dell'assolutezza (giacch solo in presenza di questi
attribuiti  possibile un rapporto religioso)?.
In ci l'uomo  guidato da una normale, insopprimibile esigenza
religiosa. E' insopportabile per l'uomo vedere un fine superiore,
ultimo in questa esistenza passeggera e casuale. Ma, in base alla
filosofia positivistica, non  possibile cercare nell'ambito del
trascendente o della fede religiosa un senso superiore e assoluto
della vita, che ne rifiuti i limiti e i condizionamenti. Occorre
trovarlo nell'ambito della realt sperimentabile, sensibile,
palpabile. Di nuovo si pone al pensiero umano un problema
insolubile; una sua soluzione presunta  possibile solo a prezzo
di interne contraddizioni e di autoinganni.
L'uomo  mortale, l'umanit immortale; l'uomo  limitato,
l'umanit ha la capacit di uno sviluppo infinito.
[...].
Ma che cos' quest' umanit? Si distingue con le sue propriet
dall' uomo? No, in nulla se ne distingue, essa rappresenta
semplicemente una grande, indefinita quantit di persone, ha gli
attributi delle persone che la compongono e quanto alla sua natura
non ha pi attributi di un mucchio di pietre o di chicchi per
rapporto a ogni singola pietra o chicco. Ci che il positivismo
chiama umanit  la ripetizione, in uno spazio e in un tempo
indefinito e per una quantit indefinita di volte, di noi stessi
con tutta la nostra debolezza e limitatezza. Se la nostra vita ha
un senso, un valore, un compito infinito, lo possiede anche
l'umanit; ma se la vita di ogni singolo uomo, singolarmente
presa, appare insignificante, assolutamente casuale, allora anche
le sorti dell'umanit sono senza senso. Non credendo nel senso
assoluto della vita della persona e pensando di trovarlo nella
vita dell'insieme dei nostri simili, noi, come bambini spaventati,
ci nascondiamo uno dietro l'altro. Vogliamo far passare
un'astrazione logica per una sostanza superiore cadendo cos in un
feticismo logico, che altro non  se non semplice idolatria,
giacch ascrive a un oggetto morto, creato da noi, i tratti del
Dio vivente.
[...].
La fede religiosa nell'umanit  dunque irrazionale, cieca; a
confronto con la fede a fondamento della quale stanno verit
metafisiche che si appellano a una giustificazione razionale,
questa fede, che non ha tale fondamento razionale, risulta essere
una superstizione sui generis. Ecco dunque che il positivismo, che
cerca solo la conoscenza positiva e per questo rifiuta di
principio sia la fede metafisica che quella religiosa, si risolve
in superstizione. La fede nell'umanit - fede santa, la pi cara -
 avvilita dalla filosofia positiva a livello di semplice arbitrio
e superstizione.
S. N. Bulgakov, Il prezzo del progresso, a cura di P. C. Bori,
Marietti, Casale Monferrato, 1984, pagine 66 e 68-69.
